init 7
ready to go beyond?
a blog about linux, opensource software, web and technology in general
My new Ubuntu Cotton Bag
WebM: Entusiasmo all’Opera
Ormai non si rincorrono più i vari aggiornamenti dei software che iniziano a supportare WebM. Opera ha rilasciato la prima versione sperimentale per Linux del suo browser a supportare WebM. È una release di sviluppo e gli sviluppatori con ironia ed entusiasmo avvertono:
WARNING: This is an experimental Labs release. It may contain severe bugs and cause data loss. Or it may just provide great HTML5 video support.
ATTENZIONE: Questa è una versione sperimentale di laboratorio. Può contenere bachi gravi e causare perdite di dati. Oppure può semplicemente fornire un grandioso supporto ai video HTML5.
Sul nuovo stile di Ubuntu

Fuffa per Gnome

Nuovi mockup, nuove idee, stili, linee moderne. Sarà ormai più di un lustro che gli sviluppatori Gnome promettono innovazioni che poi non arrivano o che arrivano quando ormai è roba vecchia.
Non so se sia una mancanza di fondi, tempo o sviluppatori. O semplicemente la voglia che hanno tutti di sognare senza aver poi veramente voglia di mettersi in gioco e scrivere il codice che serve per trasformare in realtà quella che per ora è soltanto un bel quadro.
F-Spot – Quando i due punti sono di troppo
Un grosso grosso baco affligge le ultime versioni di F-Spot, impedendo agli utenti di usare fotografie che contengano nel nome del file il carattere ‘ : ‘ (due punti), che pure è ampiamente usato su Linux (diversi software di gestione delle foto hanno una funzione di rinomina dei file in base a data e orario).
La soluzione, senza scendere troppo nei dettagli, riguarda un aggiornamento del database di F-Spot e nel rinominare i nomi dei file delle foto incriminate. Sperando in una patch e in tempi migliori.
Vedremo
Matt Zimmermann parla dei piani per la prossima Ubuntu, non tanto per quello che andrà ad animare la versione Lucid Lynx ma per come si arriverà al rilascio finale. Prelievi dalla versione “testing” di Debian invece che dalla “unstable” e un periodo di beta più lungo dovrebbero ridurre il numero di bachi. Che, è triste dirlo, sono decisamente troppi per un sistema destinato alla “produzione”.
L’appuntamento è per il 29 aprile 2010. Staremo a vedere.
Banner di Chrome per Linux
Si cominciano a vedere in giro i banner pubblicitari di Chrome per Linux.
Questo qui l’ho beccato proprio ieri su Amazon. Che ci facessi su Amazon non sono fatti vostri. (O forse si.)

Pidgin & Facebook: problemi su Ubuntu Karmic
Non me ne vogliate, ma Empathy proprio non mi piace, anche perché non sono riuscito a far funzionare la chat di Facebook (che dovrebbe funzionare comunque, visto che alla fine è tutto in salsa Purple). E poi Empathy è proprio brutto. Non mi piace. Ecco.
Detto questo, da alcune settimane avevo notato difficoltà a fare il login su Facebook da Pidgin (versione 2.6.2 come da repository ufficiali Canonical per Ubuntu Karmic). La chat di Facebook, che su Pidgin si utilizza tramite il plugin pidgin-facebookchat, pur essendo accessibile dall’esterno e documentata, non rispetta uno standard consolidato come l’XMPP. Lo farà in futuro, ma per il momento è possibile, e anche probabile, che alcune modifiche al protocollo la rendano inutilizzabile dai software di terze parti.
E così è successo per Pidgin su Karmic. La soluzione è semplice: basta installare una versione aggiornata del plugin. Il deb, che va bene sia per Ubuntu che per Debian1, si trova alla pagina principale del progetto Pidgin Facebook Chat. Basta scaricarlo e installarlo (bastano un paio di click con il mouse, non pensiate di usare ancora il terminale!) per risolvere il problema.
Giacché siamo in vena di aggiornamenti, suggerisco anche di inserire nei propri repository il PPA ufficiale degli sviluppatori di Pidgin. Chi utilizza Karmic Koala (che personalmente consiglio vivamente) può aggiungere il nuovo repository inserendo dal programma Sorgenti Software (dal menu Sistema -> Amministrazione) la riga:
ppa:pidgin-developers/ppa
Istruzioni più complete e che funzionano anche sulle altre release di Ubuntu sono presentate in dettaglio nella pagina di Pidgin dedicata alla distribuzione africana. Una volta completato l’upgrade, la versione di Pidgin passerà dalla 2.6.2 (dei repository di Karmic) alla 2.6.3 che è invece la release più recente.
I più pigri possono installare sia Pidgin che il plugin per Facebook cliccando su questi due link (magie dell’APT):
- Non si ricorda mai abbastanza che Ubuntu senza Debian non avrebbe mai iniziato e non potrebbe continuare [↩]
Smanettoni e libertà
C’è chi dice testualmente:
Sono due mondi non comparabili, tutti gli OS sono esperienze, c’è Linux, per chi adora smanettare, e c’è OSX per chi ama usare un computer senza troppi problemi e in maniera, si, anche divertente.
Poi c’è Windows, inutile.
Ora lasciamo stare per un attimo OSX e Windows e concentriamoci su Linux, o meglio su Gnu/Linux o comunque lo vogliate chiamare (Ubuntu? Va bene anche così, la differenza la vediamo un’altra volta).
Non posso certo negare di avere iniziato ad usare Linux perché ero uno smanettone. Tuttavia sarebbe errato dire che ad oggi io usi Linux per lo stesso motivo. Il motivo è un altro, più grande: essere libero.
Uso Linux per non temere mai che un’applicazione possa in futuro smettere di funzionare perché supporta solo una versione vecchia di non so quale libreria (o sistema operativo).
Uso Linux per essere sicuro di quello che il mio computer ha in pancia, giusto di fianco alle foto dell’estate scorsa o alle email dei miei amici: come potrei mai fidarmi ad affidare le mie cose più preziose a chi non si fida a farmi vedere com’è fatto dentro? È come se ad un ristorante mi negassero la lista degli ingredienti, la cosa sarebbe parecchio sospetta.
Uso Linux perché i documenti e le foto e la musica devono essere archiviati in formati aperti, che possano essere accessibili a prescindere da brevetti, royalties e altri permessi. Ci mancherebbe altro che debba mettermi a dare soldi a qualcuno per guardare il filmino della recita di mio figlio.
Su quest’ultimo punto potremmo stare a discutere per dei mesi, proprio con quanti invece osannano il MacOSX e si fanno incantare da qualche bel tintinnio. Quando il consorzio W3C propose di imporre all’interno di HTML5 come standard video e audio i formati Ogg Theora e Ogg Vorbis, Apple1 si opposero strenuamente a questa opportunità, tanto che alla fine il consorzio dovette cedere con il risultato che in HTML5 ognuno potrà usare il ca..o di formato chiuso e proprietario che vuole.
Per fortuna entità che credono veramente negli standard aperti come Mozilla e Opera continueranno a supportare Ogg all’interno dei propri browser (Chrome di Google legge sia gli Ogg che gli mp4 in H.264, mentre Chromium legge solo gli Ogg). E il risultato è che qualcosa si muove. Basta andare su Wikipedia, alla pagina dedicata al grande compositore francese Camille Saint-Saëns. E magari usare Safari tanto per il gusto di perdersi tutti gli ascolti inclusi nell’articolo.
Ogni tanto passate da questa parte della staccionata, così… tanto per respirare un po’ di aria buona.
- con la compagnia di altri membri, tra cui Nokia, che pure ora è parecchio impastata con Linux
[↩]
Ubuntu One arriva fino a 50GB (pagando)
Il servizio Ubuntu One di Canonical, sale fino a 50GB al mese pagando 10$ al mese, arrivando a costare solo un centesimo in più rispetto a Dropbox. Quest’ultimo conserva comunque numerosi vantaggi: gira anche su Windows, su Mac e su iPhone. E poi il servizio “base” da due giga si può allargare fino a tre, e senza nemmeno troppa fatica. Già a cliccare qui, uno si registra con 250MB in più.
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