Sad Sadem

March 9, 2010 – 9:22 am

Siubà

Che ci sia un cambio di atmosfera tra qui (Italia) e lì (Hong Kong) non lo si sente solo dal freddo pungente.

Si parte, o meglio si arriva, che bisogna aspettare l’autobus, quello per andare a Torino. Questa cosa di aspettare un mezzo me l’ero ottimisticamente dimenticata. Se a Hong Kong cinque minuti di attesa fanno fatica a vedersi, anche di notte, in Italia l’arrivo di un bus entro lo stesso lasso di tempo è considerato unraro caso di botta di culo.

Ho il posto numero 9. Salgo e mi accorgo che i posti non sono numerati. Prendo un pennarello e scrivo un nove su un sedile che mi piace: questo posto ora è mio.

Epperò ho scelto male: i sedili sono corti e non ci sto con le gambe. Eppure I cinesi sono in generale più corti e bassi di noi italioti. Già, perchè nonostante questa loro peculiarità, tutti gli autobus che ho visitato ad Hong Kong avevano sedili spaziosi abbasta za da lasciarmi almeno 10cm di respiro alle rotule.

Perché in fondo è una questione di spazio-tempo: spazio a bordo e tempo fuori. Almeno è uscito il sole.

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